PEDOFILIA: TESTIMONIANZE

Dal web, pubblicato il 19 settembre 2007 15:40   1 Commento

Sono un padre di due bimbi.
Come tale vivo con il pensiero continuo di proteggere i miei cuccioli.
Sto attento, vigilo ed insieme a mia moglie controlliamo continuamente e discretamente il più grande che ha 5 anni e mezzo.
Amo i miei figli più della mia vita e perciò ho da sempre pensato che al giorno d'oggi oltre le normali mansioni di padre mi sarei dovuto confrontare con questa "peste".
Sono da sempre stato particolarmente vigile, sacrificando me, il mio tempo, gli hobby ed anche un po' il rapporto con mia moglie.
Ho sempre pensato che non mi sarebbe sfuggito nulla, che queste cose succedono a chi non è attento, a che troppo preso dalla frenesia del mondo dimentica i propri doveri.
Certo non io. Io sono convinto che non mi sfuggirà nulla, so di dover stare attento, perciò . . ...figli miei state tranquilli che c'è vostro padre a vegliare su di voi.
Credevo questo.
Fino a quando un giorno di ottobre 2006 vengo a sapere che hanno arrestato un collega di lavoro con il quale trascorrevo 8 ore al giorno tutti i giorni.
Un amico, molto di più . . . passavo più tempo con lui in ufficio durante il giorno che con mia moglie e i miei figli.
Avevo un orco accanto e non me ne sono accorto.
Credevo . . . . non so, non è possibile, . . .
...no lui non è possibile.
Mi chiedeva dei miei bambini, era prodigo di consigli.
Ci salutavamo la sera e la mattina dopo aver fatto solo Dio sa cosa mi chiedeva come stavano i bambini.
Ora ho paura, due notti a guardare il soffitto non hanno portato consiglio.
Non sono stato in grado di capire.
Nulla.

PEDOFILIA: TESTIMONIANZE

Dal web, pubblicato il 18 settembre 2007 13:12   0 Commenti

Passato un primo periodo di attonito stupore per quel che mi è recentemente accaduto, sento impellente il desiderio di portare la mia testimonianza su questo tristissimo argomento.
Purtroppo mia figlia, che chiamerò Giada anche se non è il suo vero nome, è stata vittima di un pedofilo che, da me denunciato e processato, ha confessato le sue colpe ed ha patteggiato la pena con una recente sentenza che prevede (soli) tre anni di carcere.
Ma, per me, il vero dramma sta iniziando adesso e vi spiegherò il perché.

Che dire di mia figlia?
Ovvero della vera vittima di questo abuso? Una bambina gioiosa, vivace, solare, che adoravo e che tutti m’invidiavano, ora, all’età di 19 anni, vive in uno stato di depressione latente, non ha più amiche perché le sono tutte antipatiche, sta con un ragazzo che ha avuto storie di droga – e quindi non m’illudo certo che lei sia immune da questa piaga – ma specialmente si rapporta con la sua famiglia, me, mia moglie e l’altra mia figlia (26 anni), come fossimo suoi nemici, in continuo conflitto.
Cos’ho fatto per Giada? Forse troppo poco. Non ora, che l’ho mandata dalla migliore psicologa della mia città, che sto cercando di strapparla da questo suo torpore in ogni modo, ma semmai prima. E dire che quando ebbe circa 10 – 11 anni la presi in disparte e le feci un discorso molto esplicito, pur se con un linguaggio adeguato; molto dolcemente e continuando a dirle che non c’era niente di male se mi avesse detto che le era già accaduto, le feci capire che “qualcuno”, anche vicino a noi – amico o parente – avrebbe potuto avere verso di lei attenzioni morbose, ed anche se a lei non parevano tali (avevo il dubbio che non capisse bene cosa volessi dire), era opportuno che, ora che diventava “signorina”, assumesse un comportamento più consono al suo nuovo stato, cioè non fare vedere le gambe, non rimanere in una stanza da sola con un uomo adulto (foss’anche mio fratello), non farsi toccare, neppure per gioco, ecc.. Alla mia – tenera, per non spaventarla – insistenza nel dirle che non c’era nulla di male se le pareva di avere già incontrato situazioni “strane”, ché suo babbo sarebbe sceso lui in campo semmai a difenderla, o a rimuovere situazioni imbarazzanti per lei, Giada col suo disarmante sorriso mi diceva che non le era mai successo niente di simile e che potevo stare tranquillo. In realtà era stata vittima del mostro da quando aveva 6 anni!! Evidentemente è più forte di loro, non riescono a dire niente e io ancora oggi mi rammarico di non aver saputo cogliere, di non avere capito.

Cosa dire del mostro?
Sono sempre stato consapevole che il pedofilo non è lo sconosciuto che offre le caramelle ai bimbi con un ghigno da sporcaccione. No.. non c’è banalità più sciocca a questo mondo; intendiamoci, ci sarà pure quello, ma le statistiche dimostrano (ed avendo avuto due figlie femmine mi ero fortemente interessato a questo tema, come ritengo doveroso per ogni padre, più ancora che per la madre) che il mostro è il parente, il padre, il fratello, il vicino di casa con cui si ha grande confidenza, l’amico di famiglia che frequentavamo fin da quando eravamo ragazzi. Questi sono coloro che possono approfittare facilmente dell’innocente affetto dei bambini e quindi mai fidarsi di loro anche se la tua ragione ti dice che sarebbe impossibile. E io così feci; a mio fratello, pur se è più vecchio di me, dissi di usare un sistema di gioco diverso verso le mie figlie, nell’età più delicata, ad altri parenti o amici feci discorsi simili, uno si offese e non esitai a mandarlo a quel paese… Eppure…
Il problema è che il mostro non è soltanto il pedofilo, ma, peggio ancora, i suoi complici. Sì, loro hanno dei complici che ti stanno vicino e che sono le vere serpi che covi in seno. Ora vi racconto, il carnefice di mia figlia era in realtà il padrino di mia moglie, e allora perché ci siamo cascati a piè pari? Bella domanda, ancora oggi mi prenderei a martellate. Con tutte le mie precauzioni, vi potete immaginare quando affidai per la prima volta Giada a mia suocera, che viveva con un marito di seconde nozze, qual era la mia preoccupazione. Chiedemmo alla nonna di Giada, presa in disparte, di giurarci che non avrebbe mai e poi mai, nemmeno per andare in bagno a fare pipì, lasciato sola nostra figlia con suo marito, e questo non perché ce l’avessimo con lui, solo per prudenza. La reazione fu forte. Mia suocera, pur se le avevamo spiegato che era un metodo che adottavamo con tutti i nostri parenti, e suo marito nemmeno lo era, e che non avrebbe dovuto offendersi come stava facendo, dopo una scenata ci tolse il saluto per due anni. Per poi chiamarci una sera al telefono e, chiedendoci scusa, riconoscere che eravamo in realtà dei bravi genitori e che avrebbe fatto quel che desideravamo, tanto era l’affetto che provava per noi, di cui alla fine condivideva le preoccupazioni, e specialmente per Giada. Niente di più falso!!! Lei, e sto parlando della madre della madre della mia bimba, di colei che aveva giurato solennemente che sarebbe morta piuttosto di consentire che l’innocenza di mia figlia fosse violata, glie l’ha buttata nelle sue sporche grinfie. Quel lurido verme ha potuto insozzare il corpo e l’anima della mia bambina tranquillamente mentre quella ..... di sua moglie andava a fare la spesa, dalla parrucchiera, assentandosi per ore, ed ogni volta che tornavamo a prendere Giada, quell’essere immondo spergiurava, in risposta alle nostre preoccupate richieste di conferma del mantenimento della promessa fatta, dichiarando che non s’era allontanata un secondo, neanche per andare in bagno.
Scusate, ma ora devo interrompermi… mi si strozza il pianto in gola ed ho voglia di buttarmi dalla finestra dal lacerante dolore. Che rabbia!!!! Ma vi rendete conto? La nonna!!! Una donna, una madre!!! Ma come ha fatto!!!
Tutto ciò naturalmente l’abbiamo appreso da Giada quando è diventata così grande e consapevole da riuscire ad urlare il suo dolore, ma ormai…
Al processo la nonna ha preso le difese del marito pur se è emerso, dalle indagini, che il mostro aveva mietuto un’altra vittima prima di mia figlia!!! E lei l’aveva sentito dire in giro!!! Mi viene ancora la pelle d’oca a ripensare all’espressione del suo volto al processo… ma come si può cadere nella voragine della follia in quel modo? Come si fa a sacrificare sull’altare di Satana dei bimbi innocenti per fare piacere alla Belva, persino la nipote di 6 anni?
Se penso che Pacciani, il mostro di Firenze, aveva violentato le figlie e la moglie ancora conviveva con lui… quale contorto sentimento di abominevole complicità nutrono questi esseri immondi. Sono peggio dei pedofili. Profondamente peggio, sicché mi raccomando, se a qualcosa può servire la mia brutta esperienza: occhio!! Occhio e ancora occhio!!

Cosa dire della Giustizia (?!)
Altra bella domanda. Cominciamo col dire: si può patteggiare un reato così esecrabile? Sì, perché il patteggiamento non deve essere accettato dalla parte lesa, ovviamente non l’avremmo mai fatto anche se il processo fosse durato anni ed anni, ma è proposto dal reo confesso al Tribunale, barattandolo con una piena ammissione di colpa, ed il Tribunale è obbligato ad accettarlo, per cui, tant’è, ecco una sentenza di miseri tre anni di carcere.
E ora scatta l’assurdo, il surreale Kafkiano, nel processo l’avvocato del pedofilo esibisce il certificato di nascita del mostro (per far notare che aveva 75 anni) ed un certificato d’invalidità del 100% (polmoni marci per aver fumato tutta la vita). Il Tribunale mette agli atti e sentenzia la condanna, ma… dopo qualche tempo sto tizio ancora non va in galera. Mbeh?
Mi risponde il mio avvocato: “c'è un articolo che prevede la possibilità della sostituzione del carcere con la detenzione domiciliare per chi ha superato i 60 anni di età, deve scontare una pena non superiore a 4 anni ed è inabile, anche parzialmente.
Competente a decidere sulla richiesta dell'Avvocato (legale del pedofilo) è il Tribunale di Sorveglianza di Bologna, al quale potremo depositare delle memorie difensive (sono io che mi devo difendere?) in qualità di persona offesa.”
Eh? Cosa cosa? Allora io posso commettere crimini di ogni natura e genere, e per il solo fatto che sono anziano non vado in galera? Senza dimenticare le attenuanti generiche e speciali, se patteggio posso godere di forti sconti di pena per cui proviamo ad ipotizzare quanti reati prevedono pene entro i 6 / 7 anni di carcere, che, patteggiando ecc. rientrerebbero nei 4 anni.
Oggi ho 50 anni e mi verrebbe voglia di stuprare la madre, la sorella e la moglie di chi ha inventato questa inconcepibile pazzia. Dopodiché, 10 annetti per il processo (coi tempi italiani) ed arrivo a 60 anni, a quel punto mi farò un po’ di arresti domiciliari, scelgo come domicilio Rimini e mi godo la mia assurda vendetta. È mai possibile tutto ciò? Siamo in Italia o in un mondo alieno?
Qualcuno ha detto che non è la "certezza del diritto" che ci manca, anzi, è piuttosto la certezza della pena e sono qui a testimoniare che le cose stanno - drammaticamente - proprio così.

UNA LEZIONE DAGLI ANIMALI

Pubblicato da Oreius, il 18 settembre 2007 10:41   0 Commenti

Il giovane macaco e il suo amico piccione

Questa scimmietta 12enne, abbandonata dalla sua mamma, era prossima alla morte quando è stata salvata nella provincia cinese di Guangdong. Dopo essere stata portata in un ospedale per animali la sua salute ha cominciato a migliorare, ma sembrava non aver più voglia di vivere - finché ha fatto amicizia con un piccione bianco. Grazie a quest'amicizia ha riscoperto il piacere di vivere, e ora la scimmietta e il suo amico piumato non restano mai lontani l'uno dall'altro.

Ma non è l'unico caso di amicizie insolite: sempre quest'anno un maiale ha adottato un tigrotto e l'ha allevato insieme al resto della propria cucciolata perché la madre naturale non poteva nutrirlo.

FUORI DAL CORO

Dal web, pubblicato il 17 settembre 2007 15:20   0 Commenti

Padre Pino PuglisiLo chiamavano 3P e faceva il francescano a Palermo, o meglio a Brancaccio. Uno di quei quartieri che gli architetti progettano come prototipo del luogo nel quale non andranno mai ad abitare. Uno di quei quartieri dove i politici mettono piede soltanto sotto elezioni. Uno di quei quartieri dai quali la gente bene si tiene lontana o vi invia intermediari per reclutare sicari. Brancaccio destinato a pascere e crescere la manovalanza della mafia, sino all'arrivo di un uomo che aveva la determinazione di cambiarne il destino.

3P lo chiamavano i ragazzini che accoglieva, perché si chiamava Pino Puglisi. Aveva la missione di strappare via i piccoli pesciolini dai tentacoli della piovra, di ripulirli dalla bava e dal sangue che il mastodontico animale lasciava loro addosso. Quando ci riusciva i pesciolini li pescava ancor prima che la piovra li acchiappasse, li accompagnava in un mare limpido e con il suo sorriso dolce dava loro la libertà. Lo ha fatto finché ha potuto, finché il 15 settembre del 1993 é stato ammazzato. Il suo killer, Salvatore Grigoli, è stato arrestato il 20 giugno del 1997; condannato a 16 anni per l'assassinio di padre Puglisi, è stato giudicato colpevole anche di altri 40 omicidi e condannato a 18 anni per la strage di via Georgofili a Firenze. Scommetto che ora vi state facendo due conti e già rabbrividite al pensiero di questo individuo libero tra pochi anni. Continuate a rabbrividire, perché egli è già libero. È stato scarcerato nel 2000 dopo aver scontato una pena effettiva inferiore a due anni di galera. I mandanti, Giuseppe e Filippo Graviano, boss di Brancaccio all'epoca del delitto, sono stati condannati all'ergastolo, ma beneficiano di premi per "buona condotta".

Sono le due e zeronove del 15 settembre 2007 e probabilmente tra qualche ora giornali e telegiornali ricorderanno all'Italia questa storia. Qualche minuto di informazione sarà speso per ricordare l'omicidio di un uomo che ha sfidato il Male guardandolo dritto negli occhi. Intanto voglio anch'io ricordare questo grande uomo piccolo con le orecchie a sventola, gli occhi buoni che ridono e piangono nello stesso momento ed il sorriso dolce di chi ama la vita, ricordare che diceva:

"Mi rivolgo anche ai protagonisti delle intimidazioni che ci hanno bersagliato. Vorrei conoscervi, conoscere i motivi che vi spingono ad ostacolare chi tenta di educare i vostri figli al rispetto reciproco, ai valori della cultura e della convivenza civile. Ma, ricordate, chi usa la violenza non é un uomo. Si degrada da solo da uomo ad animale.

"E' importante parlare di mafia, soprattutto nelle scuole, per combattere contro la mentalità mafiosa, che é poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell'uomo per soldi. Non ci si fermi però ai cortei, alle denunce, alle proteste. Tutte queste iniziative hanno valore ma, se ci si ferma a questo livello, sono soltanto parole. E le parole devono essere confermate dai fatti.

"Le nostre iniziative e quelle dei volontari devono essere un segno. Non é qualcosa che può trasformare Brancaccio. Questa é un'illusione che non possiamo permetterci. È soltanto un segno per fornire altri modelli, soprattutto ai giovani. Lo facciamo per poter dire: dato che non c'é niente, noi vogliamo rimboccarci le maniche e costruire qualche cosa. E se ognuno fa qualche cosa, allora si può fare molto".

(Dal blog Il Terzo Stato)

"IO, ABUSATO DA DON PIERINO GELMINI"

Dal web, pubblicato il 16 settembre 2007 8:52   0 Commenti

Ricordate le vicende di don Gelmini, il sacerdote fondatore della Comunità Incontro indagato per abusi sessuali? I cui collaboratori offrirono favori e soldi ai testimoni per farli ritrattare? Quella che segue é la testimonianza che una delle sue vittime, Bruno Zanin, ha reso recentemente. Per non dimenticare.

È un uomo maturo, ormai, Bruno Zanin, scrittore, giornalista free lance con un passato da attore, un uomo che ha sofferto molto prima di trovare il modo di vivere con serenità il suo orientamento sessuale. Colpa di una giovenzza vissuta in tempi molto diversi da quelli odierni, forse, ma anche delle esperienze, di abusi e seduzioni devianti subite da ragazzino in un collegio salesiano.

Don GelminiMa è Don Pierino Gelmini che è diventato il chiodo fisso di Bruno.
«Erano i tempi in cui la Beat Generation cominciava a confrontarsi con gli Hippies, i capelloni, come ci chiamavano allora - ci racconta Bruno -. Io ero scappato di casa e mi ritrovavo insieme agli altri ragazzi a Piazza di Spagna a Roma. Don Gelmini ai tempi si faceva chiamare "il monsignore", e veniva a cercarci nei nostri luoghi di incontro, nei locali che erano diventati le nostre mete preferite. Ci raccontava che la Chiesa e il Vaticano erano molto vicini ai nostri ideali e che se Gesù fosse vissuto in quel tempo, sarebbe certamente stato un capellone. Era molto carismatico ed istrionico, ma la voce che allungasse le mani e che ci avesse provato con qualcuno aveva cominciato a circolare. Insomma, che fosse omosessuale si diceva già con una certa insistenza». (..)

Nonostante siano passati molti anni da questi fatti, i ricordi di Zanin sono ancora molto limpidi.
«Successe poco tempo dopo che mi trovavo a Villa Borghese con un amico e lui si avvicinò. Non so se si ricordasse di me o se fu un caso. Cominciò a fare il simpatico e ci chiese se avessimo fame - ricorda Bruno -. Ci invitò a mangiare qualcosa in trattoria e poi, dato che era inverno e faceva molto freddo, ci portò a casa sua.
Mentre eravamo in bagno a lavarci, entrò e si rivelò per quello che era. Insisteva, nonostante i nostri rifiuti. Quando capì che noi non avremmo ceduto, disse che questi erano 'scherzi da prete', cioè le cose che fanno i preti perché non possono andare con le donne. Ci vergognammo moltissimo del suo atteggiamento. Era un uomo di 40 anni passati e noi dei ragazzini. E poi era un uomo di chiesa! E io, che avevo vissuto delle bruttissime esperienze, non li sopportavo proprio i tipi come lui, per questa loro doppiezza che li portava a predicare una cosa e fare, poi, l'opposto».

Niente di nuovo, per Bruno, ma ciò nonostante una situazione sempre dolorosa e imbarazzante. L'episodio finì lì. Gelmini, stando alla testimonianza di Zanin, trovò il modo per «chiudere la cosa e togliersi il capriccio» precisa Zanin. I ragazzi però, a modo loro, si vendicarono. «Aveva la casa piena di oggetti di ogni genere: crocefissi e madonne d'oro, d'argento di tutti i tipi - racconta Bruno -, c'erano anche statue, come dire, pagane, nude. Beh, scegliemmo un crocefisso che secondo noi era d'oro e diamanti. Lo vendemmo a Porta Portese per 1.000 lire: era falso».

Continuano a passare gli anni e Bruno diventa attore (reciterà, tra l'altro, in 'Amarcord' di Fellini). «Un giorno leggo sui giornali che il tal monsignor Gelmini è finito in galera con accuse pesanti e il giornalista non nasconde che ci sia stato anche qualche problema per le sue abitudini sessuali rivolte a minorenni».

Da quel momento Bruno perde le tracce di Don Gelmini. Sparito. Zanin comincia a fare i conti con sé stesso e con la sua omosessualità. «Non avevo abbandonato la ricerca di una spiritualità. Ero omosessuale? Non lo ero? La cosa non mi era chiara: avevo storie con ragazze, ma mi innamoravo anche di ragazzi e questo non lo accettavo. Le esperienze vissute in collegio mi avevano segnato, la mia sessualità era stata pervertita e violata - racconta Bruno, che su questa vicenda ha scritto un libro, 'Nessuno dovrà saperlo' - Non ero gayo, nel senso di gioioso, come si dice oggi. Ero, invece, disperato. Ho provato più volte il suicidio e sono stato in un ospedale psichiatrico. Ho cercato una risposta nella spiritualità ovunque potesse essere: nell'induismo, nello yoga, nella preghiera del cuore. Una volta feci un lungo pellegrinaggio a piedi fino ad una comunità religiosa di Spello, tenuta da un laico, Carlo Carretto ex presidente dell'Azione Cattolica. Nell'ex convento umbro Bruno fu sistemato in una cella insieme ad un altro ragazzo. "Preparati", mi dissero, "quel ragazzo ha problemi di droga" - ricorda Zanin -. "È scappato da una comunità di recupero ed è in crisi d'astinenza. Non ti farà dormire". Quella notte non dormimmo, ma lui mi raccontò le sue esperienze. A cominciare da quella nella comunità da cui era scappato». Il centro in cui si era ritrovato quel giovane, era uno di quelli gestiti da don Gelmini.

"Conosco un prete a cui non importa niente di quello che pensano gli altri, mi disse quel ragazzo, e mi ha talmente tormentato sessualmente da costringermi a scappare dalla comunità – racconta Zanin –. Un prete? dissi io. Ma non potevi dargli due schiaffi? E lui mi rispose che era un prete importante e molto conosciuto perché lavorava con i tossicodipendenti e si chiamava don Gelmini. Non potevo crederci. Il ragazzo mi raccontò di questo prete ed era evidente che non aveva perso le sue vecchie abitudini.

Lo dissi a Carlo Carretto e scoprii che anche lui lo aveva conosciuto perché aveva infastidito due ragazzini dell’azione cattolica di cui era stato presidente. Ma Carretto era stato isolato dalla Chiesa per le sue posizioni e mi disse che l’unica possibilità era che lo denunciassero i ragazzi vittime dei suoi abusi". Da allora, Bruno non ha mai smesso di raccontare quello che sapeva di don Gelmini a chiunque gli chiedesse di lui.

"Dicevo a tutti di non mandare i figli ad Amelia perché rischiavano di finire nell’harem di don Pierino – ricorda lo scrittore -. Anni dopo partii per la Bosnia come operatore umanitario da dove mandavo dei servizi giornalistici. Tra chi comprava le mie corrispondenze c'erano il Corriere della Sera, Famiglia Cristiana e anche Radio Vaticana, con cui cominciai una collaborazione di tre anni".
La storia potrebbe finire qui, se Zanin, in Bosnia, non avesse incontrato un altro ragazzo, un volontario.

"Una sera parlammo molto e mi raccontò che aveva avuto problemi di droga ed era stato in diverse comunità di recupero - prosegue Bruno – e gli chiesi se fosse stato anche da Gelmini a Mulino Silla. Mi rispose: Perché, lo conosci? Mi disse che avrebbe voluto denunciarlo perché lo aveva trascinato dentro una storia di libidine di cui si vergognava molto. Il punto era che lui non riusciva a liberarsi dalla droga e il ‘rapporto’ con don Gelmini gli garantiva la libertà di continuare a farsi. Era l’ennesima conferma che i vizi di quell’uomo continuavano".

Zanin provò più volte a raccontare queste vicende ai colleghi di Radio Vaticana. "Un giorno lo dissi al direttore padre Federico Lombardi, ora responsabile della Sala Stampa della Santa Sede, uno vicino al Papa che finge di non sapere niente di questi preti depravati; gli parlai del salesiano che aveva abusato di me e di don Gelmini, ma mi rise in faccia. C'era anche un giovane prelato, Mons. Giovanni d’Ercole, che lavorava per Tele Pace. Dissi di don Gelmini anche a lui che, naturalmente, non mi credette. Adesso lui è direttore della televisione di don Gelmini".

Al ritorno dalla Bosnia, Bruno scelse di andare a vivere a Castel di Tora, un paesino di montagna, piccolo e tranquillo. "Appena arrivai, l'impiegato del comune mi disse che non ero l’unico polentone ad aver preso residenza lì. Gli chiesi chi fosse l'altro – ricorda Zanin - e mi rispose "Siete tu e don Gelmini che ha preso un castello in comodato d’uso per farci una comunità". Ancora lui. Raccontai al tizio chi fosse don Pierino e lui mi disse che qualcosa sapeva, ma che ora sembrava cambiato". Insomma, per Bruno sembrava impossibile girare del tutto pagina.

"Entrai in contatto con il responsabile del nuovo centro – continua – e mi confidò che anche lui era un ex del prelato che, in cambio, aveva aiutato economicamente sia lui che suo fratello. Un giorno cominciai a telefonare in comunità spacciandomi per un parente del ragazzo. Ad un certo punto capii che don Pierino voleva comprare il mio silenzio perché mi passò l’ufficio legale. Mi dissero di non distruggere il lavoro di Gelmini perché era un'opera umanitaria e che se qualche debolezza umana aveva anche lui, beh, bisognava capirlo. Mi proposero un incontro dal quale, a loro dire, sarei uscito molto soddisfatto". Zanin, che stava già scrivendo il suo libro, non va all'incontro, ma gli fa uno scherzo tremendo.
"Chiamai l'Ansa spacciandomi per Aldo Curiotto, il portavoce del prete raccontando che era stato fermato all’aeroporto di Fiumicino in partenza per la Tailandia e che gli avevano trovato nella valigia materiale pedopornografico. Quelli dell'Ansa ci credettero perché qualcuno evidentemente aveva saputo di queste chiacchiere che giravano sul suo conto. Finì su tutti i giornali e telegiornali, fece molto scalpore. Gelmini fu costretto a smentire la cosa. Pensai che gli sarebbe servito da lezione. Mi sbagliavo".

Gli anni sono passati e adesso don Gelmini è al centro di un'inchiesta giudiziaria in cui ad accusarlo sono più di cinquanta ragazzi. Bruno ha deposto davanti agli investigatori di Terni. "Credo che questa volta il processo ci sarà davvero. Ho raccontato le cose più importanti che so, facendo anche i nomi dei ragazzi che mi hanno confidato le loro storie. Ho molta fiducia in questi inquirenti, sono seri e determinati. Perfino i politici che lo difendevano lo hanno mollato. Ha voluto troppo dalla vita, cercando anche il dominio sessuale sulle persone di cui pensava di potere comprare l'anima. Credo che adesso siamo alla resa dei conti – conclude Zanin -. Io non ho nulla contro i preti sia ben chiaro, a loro va tutto il mio rispetto se fanno i preti, ma se lo fanno per far carriera e poter approfittare dei più deboli, per metterglielo nel sedere, allora no. Pier Paolo Pasolini che pure era omosessuale e ha vissuto sulla sua pelle un cristianesimo sofferto in contrasto con le pulsioni della carne, ha pagato con la vita quella contraddizione. Don Gelmini invece si definisce martire, perseguitato, messo in croce, bestemmia: è un ipocrita, vive una doppia morale. In pubblico appare il santo paladino contro la droga, in privato è ben altro. Pasolini passerà alla storia perché era un grande, di Gelmini fra 10 anni nessuno più ne parlerà se non per disprezzarlo. Non temo querele, non temo critiche, la verità va detta. Quella che so io è questa. Quando gli atti saranno pubblici ne sentirete delle belle sul conto di questo prete falso e su chi l'ha sempre protetto ben sapendo chi fosse e cosa facesse".

PEDOFILIA: TESTIMONIANZE

Dal web, pubblicato il 15 settembre 2007 19:26   0 Commenti

Era una normale, ordinaria, serena mattina simile a tante altre.

Come ogni mattina la mia piccola bimba di quattro anni, dopo i soliti piccoli capricci, con il suo papà era andata a scuola materna.

Squilla il telefono e mio marito mi dice che nel cortile della scuola alcune mamme lo avevano informato di presunti abusi sessuali perpetrati in danno dei bimbi della scuola stessa.

Da quella mattina la luce del sole non splende più con la consueta brillantezza sulle nostre vite, ormai appesantite dal dramma che di lì in avanti avrebbe invaso le nostre anime e la nostra esistenza.

All’inizio lo scetticismo, la incredulità, la certezza che se mia figlia avesse subito qualcosa del genere, io, mamma attenta e premurosa, certamente me ne sarei accorta.

Poi il dubbio che i fatti narrati da altri bambini possano avere coinvolto anche mia figlia.

La paura di sentirti dire dalla tua piccola che anche lei faceva il gioco del “lupo” o il gioco del “mostro” ti assale, ti stringe la gola e non fa uscire le parole.

Ti fai forza, violentemente ti imponi di chiedere alla tua piccola se faceva dei giochi strani a scuola materna.

Mentre tua figlia risponde, ogni sua parola ti paralizza la mente: no lei non ha fatto quel gioco.

Poi ti parla dei mostri e dei giochi che essi facevano.

La tua fronte è fredda; il cuore ti batte forte.

La tua vita di madre è sospesa.

Vorresti che le tue orecchie non sentissero più.

La gola ti si stringe, ma non puoi piangere, non devi piangere, anzi devi sdrammatizzare, cerchi di evitare con tutte le forze che il tuo volto tradisca il tumulto che ti sconvolge le viscere.

Da quel momento l’ordinarietà della tua vita finisce.

Sulle prime ti senti frastornata, smarrita, tutto ciò che ti scorre intorno sembra non appartenerti ed un peso enorme ti opprime i pensieri ed i sentimenti.

Hai fallito come genitore. Non sei stata capace di proteggere la tua piccola e l’angoscia ti soffoca e ti opprime.

Poi realizzi che devi fare qualcosa, che non puoi abbandonare tua figlia nel baratro del dolore e cerchi disperatamente chi e cosa possa aiutarla.

Comincia la affannosa, difficile, disperata ricerca della struttura che ti possa aiutare.

Passano i giorni, e l’impotenza che ti deriva dalle difficoltà di trovare strutture di sostegno, appesantisce ancora di più la tua sofferenza.

Tua figlia assume comportamenti strani, mai prima manifestati: è aggressiva, frenetica, improvvisamente urla senza motivo e nei suoi disegni compaiono particolari che ti sconvolgono, e intanto tace ciò che le è accaduto.

Poi, piangendo, con il terrore negli occhi ti racconta di quando quella cattiva suora le ha toccato la patatina e di come le abbia fatto tanto male, ti racconta del buio e delle urla degli altri bambini, nonché di altri particolari che è meglio tacere.

Sei sconvolta, umiliata, calpestata nei tuoi sentimenti più intimi e preziosi.

Quello che fin dall’inizio si era presentato come un Calvario, comincia a mostrarti tutta la sua durezza.

La tua vita è piagata da un dolore vivo, tuo, che nessuno può capire se non chi ha vissuto il tuo stesso dramma.

Arriva il momento del Tribunale, dei codici e delle pandette.

Vorresti fuggire, portare via lontano tua figlia ma non puoi, devi subire la trafila degli interrogatori, delle perizie e degli accertamenti.

L’alternativa è tra il tacere ed evitare il supplizio del processo, ed il denunciare ed andare incontro alla battaglia processuale che si svolgerà sulla pelle di tua figlia e tua.

Io ho fatto la seconda scelta.

Lo ho fatto per poter guardare negli occhi mia figlia e dirle domani di aver fatto tutto ciò che potevo per difendere la sua dignità di fronte a chi aveva abusato della sua tenera innocenza e tentava di violentarla nuovamente mettendo in dubbio la verità dei suoi racconti.

Lo ho fatto perché se non avessi ripreso io l’urlo di dolore di mia figlia avrei tradito la fiducia sconfinata che lei ripone in me.

Lo ho fatto per tutti quei bambini il cui urlo di dolore non ha trovato orecchi pronti ad ascoltare.

Lo ho fatto per non sentire domani l’urlo di altri bambini abusati dalle stesse mani.

Lo ho fatto perché sono una mamma ed una donna che non può rassegnarsi al dolore ed alla violenza.

Così ti dicono che sei pazza; che sei isterica; che insieme ad altre mamme isteriche e pazze hai imbastito una storia fantasiosa e falsa.

Il mondo che ti circonda non crede, si rifiuta di credere che la bestialità umana possa giungere fino al punto di infierire su bambini di pochi anni.

E tu che hai letto il dolore e il terrore negli occhi di tua figlia, sai che quel che lei ti racconta è vero.

E tu che con fatica hai calmato i fremiti e i lamenti nelle innumerevoli notti di tua figlia popolate di incubi, sai che quel che lei ti racconta è vero.

E tu che stringi tra le mani il referto medico legale di tua figlia, sai che quel che lei ti racconta è disperatamente vero.

Però, per la maggior parte degli altri tu sei pazza ed isterica.

Poi ti dicono che con le storie che racconti vuoi fare soldi.

Ti dicono che ti sei venduta tua figlia.

Ti dicono che sei tu che con il tuo accanimento stai violentando tua figlia.

Sola, sempre più sola in un mondo sempre più distratto e sordo al grido muto dei bambini abusati.

Per fortuna ci sono gli occhi di tua figlia che a poco a poco si riaccendono e brillano di fronte alla fiducia che trova in te.

Per fortuna c’è il sorriso della tua bimba che ti scalda il cuore e l’anima.

Per fortuna mano a mano nei sogni di tua figlia i cieli azzurri le farfalle colorate ed i fiori variopinti rubano spazio ai mostri cattivi e tu la vedi dormire serena.

Per fortuna c’è la forza di tua figlia a dirti che comunque ci sarà un domani.

"LA MIA BAMBINA"

Dal web, pubblicato il 14 settembre 2007 22:16   0 Commenti

Mi basta il ricordo del suo sorriso
Bambiniper essere felice
il suo essere bambina
fra le nuvole
come se il mondo fesse perfetto
niente problemi
niente dolori
solo felicità
il suo sguardo
il suo sorriso
ti fanno dimenticare chi sei
non ti lascia scampo
con lei sei da un'altra parte
una dimensione parallela
dove non esistono lacrime
se non di gioia
un mondo di sguardi
che come nei film
ti entrano dentro
non serve che dica niente
basta che sia qui
con me
la mia bambina

(doe)

PEDOFILIA: TESTIMONIANZE

Dal web, pubblicato il 14 settembre 2007 20:55   0 Commenti

Premetto che non ho mai denunciato pubblicamente ciò che mi è accaduto per non rovinare la vita dei figli e dei nipoti della persona che mi ha molestato.
Ho quasi 40 anni, sono sposato ed ho due figli, sono cresciuto in un’azienda, dove i miei genitori avevano molto da fare e poco tempo per stare con i propri figli e a causa di ciò venivo lasciato spesso da solo e libero di vivere come volevo. Agli occhi di chi mi conosce, ho trascorso la mia infanzia in modo felice e libero, ma solo dopo trent’anni ho avuto il coraggio di raccontare ciò che mi è accaduto e mi ha rovinato la vita. Quando avevo circa otto anni, ho iniziato a passare dei brutti periodi in cui mi sentivo male, mi trovavo spesso seduto sul letto in camera mia, con la testa tra le mani e un senso di vuoto interiore enorme che mi divorava e mi faceva piangere, erano momenti terribili in cui mi sentivo completamente solo ed isolato da chiunque, ma soprattutto neanche io mi rendevo conto del perché di quei momenti. Ho continuato così senza dire nulla a nessuno, passando da un dottore all’altro, accompagnato dai miei genitori, senza che nessuno si fosse mai reso conto da dove provenissero le mie carenze di appetito, i miei stati febbrili, i periodi in cui mi sentivo giù oppure facevo fatica a scuola quando mi trovavo di fronte a problemi grandi da affrontare. Tra gli otto e i quindici anni, penso di avere fatto più visite pediatriche e cure di dieci ragazzi normali messi insieme, senza ottenere risultati e nascondendo a tutti la verità. Tutto ciò l’ho vissuto nascondendo i miei stati di sofferenza ai miei amici, fino ad arrivare al punto di non dire più nulla anche ai miei genitori che tendevano a minimizzare e a non approfondire le cause di questi miei malesseri. Durante l’adolescenza, la situazione ha iniziato a migliorare, quando ho iniziato a suonare uno strumento e con un gruppo di amici ho formato una band. La musica per me è stata una liberazione da ciò che mi portavo dentro, mi ha fatto crescere moltissimo dal punto di vista umano, ma allo stesso tempo è stata un rifugio che non mi ha permesso di affrontare i miei ricordi. Gli anni passano, mi sono sposato, mia moglie ed io abbiamo avuto due bellissimi bambini e per qualche anno quei periodi di sofferenza sembravano solo un brutto ricordo quando un giorno invece il mondo mi è crollato addosso. Un sabato di due anni fa, mentre stavo mangiando insieme alla mia famiglia in un Fast Food dopo aver fatto la spesa in un supermercato, ho visto ad un tavolo un giovane insieme ad una ragazzina di chiare origini Rom che avrà avuto si e no una decina d’anni. Lui le parlava ad un orecchio e lei sembrava tesa, irrigidita, fino a quando lui le ha fatto una carezza lungo tutti i capelli e lei sembrava pietrificata. Uscendo da lì, ho guardato negli occhi quel giovane e mi sono sentito raggelare il sangue perché ho ricordato uno sguardo viscido che avevo nei miei ricordi. Lì per lì ho reagito bene, ho chiesto a mia moglie e mia figlia di andare a casa, ma dopo poche ore non riuscivo a togliere la mente da ciò che avevo visto poco prima. In poco tempo mi sono tornati in mente in modo vivido e preciso tutti i ricordi che avevo rimosso di quando quel bastardo del mio vicino di casa, mi infilava le mani nei pantaloni, mi toccava, mi stringeva da dietro mentre io urlavo e gli chiedevo di lasciarmi andare e lui con quella voce che ancora oggi mi tormenta e spero un giorno di riuscire a dimenticare, mi diceva ‘dove vuoi andare, dove vai, non ti faccio niente stai qui’. Mi ricordo ancora lo sguardo che aveva, gli occhi di un porco bastardo con una voce viscida come le sue mani, morboso fino al midollo, lurido!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
La mia memoria, la mia speranza e la mia serenità si sono fermate in quei momenti!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Da due anni sto passando un periodo veramente difficile, sto affrontando adesso ciò che avrei dovuto affrontare anni fa e farlo con una famiglia è ancora più difficile, mi sento incapace a volte di essere un punto fermo per loro, mi sento incapace di essere un marito e un padre forte che riesce a portare avanti la sua famiglia; è un anno che non riesco più a suonare dopo aver passato un sacco di tempo a farlo solo con la rabbia che ho dentro e che poco alla volta mi sta logorando. Non so cosa fare perché non riesco ad essere sereno, non sono felice e questo si trasmette su tutto ciò che faccio, famiglia e lavoro inclusi. Da solo non ci riesco. Ho passato periodi in cui dopo essermi svegliato al mattino, il mio primo pensiero era rivolto a quando quel bastardo mi toccava e mi viene voglia ancora oggi di vomitare per questo, ma poi a fatica, faccio colazione saluto mia moglie ed i miei figli e vado al lavoro, cercando di indossare una maschera da persona felice che mi permetta di andare avanti, ma è veramente dura.
Tutto ciò mi ha lasciato dei segni indelebili, ho provato di tutto per mettere su qualche chilo, mangio contro voglia ed ho dei chiari disturbi alimentari. Ancora oggi se parlo con una persona che conosco da poco e questa mi appoggia una mano su una spalla chiacchierando amichevolmente, faccio finta di niente, ma mi irrigidisco subito perché il contatto fisico con le persone per me non è una cosa naturale a meno che non le conosca da anni e mi fidi ciecamente di loro. Passo da periodi in cui riesco ad essere abbastanza felice a periodi in cui sono veramente depresso e vorrei tanto uscire da questa situazione, so che ci vuole tempo e non vedo l’ora di essere veramente felice perché non ho mai provato ad esserlo fino in fondo in vita mia. Dopo aver passato anni a tentare di dimenticare, mi rendo conto che i miei ricordi non mi abbandoneranno mai e l’unica cosa che posso fare è tentare di accettarli e voltare pagina per essere felice, ma so che la strada non è breve e non posso riuscirci da solo. Chiedo sempre a Dio di essere vicino alla mia famiglia e a me.

STORIE DI DUE PICCOLI EROI

Dal web, pubblicato il 14 settembre 2007 9:23   0 Commenti

1. FRANCESCO

Francesco (nome di fantasia) ha 13 anni e vive dalle parti di Milano.
La sua storia emerge oggi anche se risale ad alcuni mesi fa.
A scuola è spesso distratto, “un pessimo alunno”, anzi il più delle volte si addormenta letteralmente sui libri. Facile per i compagni prenderlo in giro, facile per certi insegnanti sommergerlo di richiami e di note. Fino a quando un docente più attento e sensibile degli altri non lo prende in disparte. E con molta calma lo fa parlare.
E’ un fiume in piena il suo discorso, che dopo i freni iniziali, si riversa impetuoso verso chi lo ascolta.
Francesco è vero si addormenta, ma non per una svogliatezza o peggio perché magari “assume delle droghe”. Si addormenta sul banco di scuola perché la notte non dorme mai ed al mattino crolla esausto. Non può permettersi il piccolo di dormire perché a 13 anni ha un compito importante. “Da grandi”. Quello di proteggere la sorellina dagli attacchi predatori del padre pedofilo. Il piccolo, che dal padre è stato molestato, ne parla con la sorellina e scopre che “quasi tutte le notti il padre la va a visitare”.
Chiede allora aiuto alla madre e per tutta risposta si prende un sonoro ceffone e quella frase, che negli anni farà, temo, ancora più male quando i ricordi busseranno alla porta e lui magari non li saprà affrontare: “non ti azzardare a dire in giro una cosa del genere, ti stai inventando tutto….sta zitto. E vergognati!”.
E così il bambino trova l’unica soluzione possibile: “se starò sveglio, vicino a te, lui non entrerà. Non gli permetterò di farti male”.
Oggi i due bambini sono in affido da alcuni parenti. Entrambi i genitori invece sono a giudizio. Uno per abusi l’altra per complicità.

2. CORINNA

La chiameremo Corinna. Di lei sappiamo che è rumena, che ha 17 anni e che abitava a Beinasco. Ma anche che era obbligata a prostituirsi. Per evitare che nella sua terra d’origine la sua sorellina di 12 anni venisse abusata. Oggi la ragazza ha trovato rifugio e ospitalità presso un centro specializzato. Mentre gli agenti della Guardia di Finanza hanno sgominato il racket che portava in Italia le ragazze e sbattuto dietro le sbarre Ferdinant Keli, 39enne albanese e Vasilica Grigore, 25nne rumena.

(Dal blog http://massimilianofrassi.splinder.com)

LUIGI CANCRINI SULLA VICENDA DI RIGNANO

Dal web, pubblicato il 12 settembre 2007 11:15   0 Commenti

"La sensazione legata al «non può essere vero» purtroppo la provo spesso. In dieci anni di attività del Centro Aiuto al Bambino Maltrattato e Famiglia voluto da Rutelli e poi da Veltroni per il Comune di Roma ho ascoltato un numero in effetti assurdo di racconti su orrori impensabili. Quando il bambino parla il linguaggio della verità, tuttavia, arriva il momento in cui non si può e non si deve dubitare ed in cui bisogna sostenere il difficile percorso della denuncia e del processo. L'esperienza clinica e la letteratura internazionale dimostrano con grande chiarezza, purtroppo, che i bambini hanno spesso ragione. Il che non vuol dire, ovviamente, che tutte le accuse fatte da un bambino debbano essere prese per oro colato. I bambini possono mentire, a volte, quando dietro di loro c'è un adulto che li spinge a raccontare cose non vere. Chi ha avuto a che fare con delle separazioni altamente conflittuali sa bene che queste cose possono accadere. Se è un professionista esperto tuttavia sa anche che è possibile distinguere i racconti falsi da quelli veri. In contesti adeguati, con personale sufficientemente preparato, utilizzando strumenti diagnostici specifici, il clinico esperto sa che la differenza fra i racconti veri e quelli falsi salta agli occhi. E' evidente.

Un'osservazione importante da fare a questo punto, tuttavia, è quella che riguarda i bambini più piccoli. Violenze e abusi subiti nella prima infanzia debbono essere visti per quello che sono, come traumi capaci, cioè, di produrre disturbi importanti nell'organizzazione psicologica del bambino. Un fenomeno che si verifica spesso in queste circostanze è che il racconto del bambino sia alterato da una serie di fantasie che hanno origine spesso nei suoi sogni e che arricchiscono il racconto di particolari bizzarri, poco realistici, che non trovano riscontro nei fatti. Verificato da un gruppo di ricercatori americani in un campione di più di 100 bambini abusati in tenera età da adulti che avevano confessato il loro crimine, questi racconti aggiuntivi, che tanto colpiscono la fantasia di chi li ascolta, possono indurre a ritenere infondata l'intera testimonianza. L'esperienza clinica e la ricerca altro non fanno invece che sottolineare il modo in cui, sollecitata dal trauma, la psiche del bambino reagisce drammatizzando e arricchendo i fatti realmente documentati che profondamente lo hanno ferito.

Tutto quello che so dei fatti di Rignano Flaminio è legato ad una serie di racconti dei familiari e dei periti. L'impressione che ne ho tratta è che ci sia purtroppo qualcosa di molto serio alla base delle accuse formulate oggi dai giudici. Qualcosa che merita, voglio dire, un accertamento giudiziario. Non ho letto in dettaglio le perizie, tuttavia, e non ho parlato direttamente con i bambini. Non posso dunque dire con certezza che le cose stiano così come mi sembrano oggi. Viviamo in un paese democratico, la giustizia farà il suo corso. Quello che mi sento di affermare con grande chiarezza però sono almeno tre cose:

  1. la prima è che i bambini di tre e di quattro anni ricordano con precisione gli eventi traumatici da cui sono colpiti; me lo dice l'esperienza di ogni giorno, me lo dicono i miei ricordi dei bombardamenti su Roma quando quell'età li avevo, me lo dice la letteratura concorde sui tempi dello sviluppo cognitivo del bambino;
  2. la pedofilia esiste; esistono adulti malati condizionati da una pulsione irresistibile, si tratta di persone descritte molto spesso come del tutto insospettabili, più o meno spaventate esse stesse dal disturbo grave che condiziona la loro vita e che hanno grande bisogno di essere aiutate ma che aiutate possono essere spesso solo nel momento in cui arriva per loro la condanna;
  3. la pedopornografia ugualmente esiste; ha un enorme giro d'affari, non utilizza più soltanto bambini e minori che vengono dai paesi del terzo mondo; quando sceglie bambini italiani o europei lo fa spesso scegliendo bambini di cui pensa che non parleranno perché sono o molto piccoli o molto indifesi.

Di tutte queste cose, credo, dobbiamo tenere conto seriamente. Proteggere i bambini chiede un insieme di interventi coordinati e intelligenti di tipo preventivo, educativo e repressivo. Anche questa è una sfida che una società civile deve saper affrontare con la dovuta serenità. Senza inutili clamori e senza pericolose sottovalutazioni."

(Luigi Cancrini)

SENZA PAROLE

Pubblicato da Oreius, il 11 settembre 2007 19:20   0 Commenti

Giudice condannato per pedofilia
(fonte: repubblica.it)

"Ronald C. Kline, ex giudice della corte superiore di Orange County, California, è stato condannato a due anni e tre mesi di carcere per possesso di materiale pedopornografico.
Già nel 2002 era stato istruito contro di lui un caso per molestie sessuali basato sulla testimonianza di un uomo che aveva denunciato l'abuso subito nel 1979, quando aveva 14 anni.
Le accuse di molestia caddero per un vizio di procedura, ma questa volta l'accusa di possesso di materiale pedopornografico ha avuto la meglio."


Arrestato avvocato romano: abusava di minorenni
(fonte: iltempo.it)

"Approfittando del fatto che era responsabile di società che gestiscono centri estivi per giovani e promuovono attività artistiche per inserire ragazzi del mondo dello spettacolo, avrebbe abusato di minori di età compresa tra i 13 e i 15 anni. È l'accusa per la quale Alberto Gallo, avvocato romano di 50 anni, è stato condannato ieri a sette anni di reclusione. La sentenza è stata emessa dopo il rito abbreviato dal gup, che ha assolto Gallo per alcuni degli episodi contestati. Violenza sessuale aggravata, detenzione di materiale pedo-pornografico e sfruttamento della prostituzione erano i reati ipotizzati. L’avvovato Gallo era già stato processato nel 2004 e condannato a un anno e mezzo di reclusione dopo il patteggiamento della pena per un caso di pedofilia scoperto a Lanciano. Le indagini su questi ulteriori episodi cominciarono all'inizio del 2006 dopo le segnalazioni di alcuni genitori; l'uomo era comunque sotto controllo degli investigatori sin dal 2004. Secondo l'accusa Gallo prometteva un futuro nel mondo dello spettacolo e faceva più volte regali, prima di abusare dei ragazzi e in qualche caso avrebbe offerto un appartamento per incontri con clienti, per poi dividere gli incassi con i minorenni."


Procuratore difende la pedopornografia
(fonte: sosinfanzia.org)

"Anticostituzionale punire i depravati che posseggono immagini dove figurano bambini sfruttati sessualmente, una violazione della privacy e delle libertà garantite reprimere i fruitori delle oscenità pedofile su internet (..) Durante l'audizione alla commissione Infanzia dello scorso 2 dicembre, Francesco Verdoliva, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale dei minorenni di Salerno, ha difeso il "diritto" dei maniaci a godersi in pace le scene pedopornografiche. «Penso che la detenzione - ha detto il magistrato - di queste immagini non debba essere punita, purchè l'eventuale indagato riesca a dimostrare che il materiale non poteva essere diffuso in alcun modo. Se si intervenisse diversamente, andremmo a incidere fortemente sul "privato" e correremmo il rischio di varare provvedimenti in contrasto con la Costituzione». Per il procuratore Verdoliva, quello che conta, è la «prova dell'impossibilità tecnica di diffondere» le immagini ripugnanti: se qualcuno se le può procurare a suo uso e consumo, incrementando il più turpe mercato dei nostri giorni, c'è la Costituzione a difenderlo. (..) Sorge spontanea una domanda: chi ha chiamato questo campione del "diritto", arruolato tra i consulenti del Parlamento, a "illuminare" i componenti della commissione Infanzia?"

 
"I bambini sono innocenti e amano la giustizia, mentre la maggior parte degli adulti è malvagia e preferisce la misericordia." - Gilbert Keith Chesterton

TESTIMONIANZE: PEDOFILIA

Dal web, pubblicato il 10 settembre 2007 20:17   0 Commenti

Avevo nove anni, ed ero appena uscita da un collegio-orfanotrofio gestito da suore. Stavo lì non perchè non avessi la mia famiglia, ma perchè mia mamma aveva dei disturbi mentali (cosa che ho saputo da pochi anni), ed era separata da mio padre.
Sembra che ci abbiano trovato in condizioni disastrose e l'assistente sociale decise di affidarci temporaneamente ad un istituto.
Sono stata lì dai tre anni fino ai nove anni.
Ricordo il giorno in cui mia mamma mi venne a prendere e mi disse che sarei rimasta per sempre con lei...ero così felice...
A casa c'era il suo nuovo compagno e una nuova sorellina di pochi mesi (ne avevo già altre due).
La mia felicità non durò molto. Lui iniziò subdolamente, infilandomi le mani sotto il vestito quando eravamo soli, le sue "carezze" diventavano sempre più insistenti e spesso mi faceva sedere sulle sue ginocchia, appoggiando la schiena contro la sua pancia e con l'aiuto delle sua gambe allargava le mie. Cominciava a toccarmi e con le dita entrava dentro di me, insisteva molto e quando il mio corpo veniva scosso da spasmi convulsi lui mi diceva "godi piccina godi". Non capivo cosa mi succedesse, non mi piaceva e mi faceva un male tremendo. Un po' alla volta ha cominciato a portarmi nel suo letto, prelevandomi direttamente dal sonno, appena mia mamma usciva per andare a scuola (insegnava al liceo e spesso rimanevo a casa con mia sorella perchè non poteva permettersi una baby-sitter). Di questo ho vaghi ricordi, molto annebbiati...ricordo un ombra nera su di me...qualcosa di viscido che bruciava tra le gambe e si infilava nella mia bocca... ma niente di definito, tutto molto sfocato. Solo una cosa ricordo bene: mi guardavo dall'alto e vedevo sul letto una bambola inerme, che non si muoveva più.
Tutto questo andò avanti per circa un anno e mezzo. Non ne parlai con mia madre che, secondo lui, sapeva tutto, e quando gli chiedevo perchè facesse queste cose con me, rispondeva per il mio bene e che era una cosa normale, tutti lo facevano, e lui mi amava molto. Così mi lasciai andare all'inevitabile destino finchè, mia madre, guardando i miei disegni, mi fece delle domande precise e tutto venne fuori.
Mi aspettavo che mandasse via lui, invece mandò via me, da mio padre...così la persi un'altra volta.
Mi sentivo colpevole, infatti ero stata mandata via, quando mio padre mi fece delle domande io non riuscii a dire niente e forse negai tutto. Non ricordo esattamente, sono cose che mi sono state dette in seguito, quando ho cercato delle risposte al loro silenzio.
Avevo ormai quasi undici anni, e la mia vita era tutta basata sul sesso, l'unica cosa che conoscevo bene, prima, c'era stato solo il collegio con tutta la sua cattiveria...
A quattordici anni sono finita in una storia di prostituzione ma per fortuna mia madre stavolta denunciò, ci fu un processo e il mio sfruttatore finì in prigione.
Finalmente, quando ebbi sedici anni, mia madre si decise a denunciare il mio patrigno, probabilmente per liberarsi di lui che era sempre stato molto violento. Ricordo quando mia madre urlava ed io correvo dai carabinieri...quando tornavo era tutta insanguinata...e loro? Mettevano tutto a tacere. Anche lui fu condannato e messo dentro, inoltre gli fu tolta la patria potestà.
Adesso sono una donna di ormai 45 anni, ho tre figli e sono separata da mio marito. Ho un compagno meraviglioso che capisce i miei problemi e sa, che quando siamo da soli al buio e lui mi accarezza, insieme a noi c'è qualcun altro che mi sussurra ancora "godi piccina godi".

LETTERE DAI GENITORI

Dal web, pubblicato il 9 settembre 2007 17:43   0 Commenti

"Qualcuno sa come ci si sente? Qualcuno sa cosa si prova?
“Ti prego, mamma, fammi restare qui con te, a casa. Che fastidio ti do? Non Portarmi a scuola”.
“Ma devi andare all’asilo, tutti i bambini ci vanno. Su, forza.”
E poi la scoperta di aver vissuto in un mondo irreale, inesistente. Il risveglio. Cominci a tremare, a soffrire nel silenzio della tua vera vita che si rivela all’improvviso e, comunque, deve continuare. Nulla sarà più uguale.
Le visite, gli accertamenti, le speranze impossibili.
E ogni notte, quando cerchi di dormire, ci sono frasi, giochi, parole del tuo bambino, che non hai capito in tempo e che si affacciano, si sovrappongono a una velocità che , quasi, ti fa girare la testa. Il cagnolino, l’olio, l’obbedienza... e ti senti quasi soffocare, perché c’è un grido che ti sale in gola, ma poi si ferma e quasi ti strozza. È un grido così disperato che non ha neppure la forza di uscire."

Lettera della mamma di un bambino della materna di Rignano Flaminio - 17 gennaio 2007
 

"Scrivo da genitore di una bambina coinvolta direttamente nel caso. Mi sembra giusto, anzi giustissimo che la stampa si occupi di questa faccenda perché l’opinione pubblica deve sapere ciò che è accaduto e che accade ogni giorno nella nostra città come in altre. Si ascoltano sempre queste notizie al telegiornale o le si leggono sui quotidiani ma sembrano storie lontane che non ci riguarderanno mai personalmente, si vivono quasi con distacco fino al giorno in cui squilla il telefono ed è la Questura che ti chiede di andare nei loro uffici. Oppure il bambino comincia a raccontare cose strane ed allora il mondo, la vita, la quotidianità, tutto ti crolla addosso e non si sa più cosa fare, cosa pensare e come affrontare questo grande e dolorosissimo problema. Io sono un genitore della prima scuola materna coinvolta, per capirci «quella di periferia». Per quasi due anni sono stata zitta e calma, ma adesso basta. Spero che arrivati a questo punto, con articoli quasi quotidiani, finalmente riusciamo ad ottenere quello che stiamo chiedendo da oltre un anno: persone specializzate che vengano nella scuola materna ad insegnare ai bambini la prevenzione e che ciò venga fatto anche per i genitori. Questo deve essere esteso in tutte le scuole materne e deve proseguire negli anni a venire. Mi ha addolorato molto leggere che il Comune, il sindaco, l’assessore e la direzione delle scuole materne, dicano di aver fatto tutto il possibile per i bambini coinvolti, ma per quanto mi riguarda, parlo a nome di mia figlia, posso assicurarvi che non è stato fatto assolutamente niente. Come dicevo è da oltre un anno che chiediamo l’intervento degli specialisti per i bambini, ma fino ad ora non abbiamo ottenuto niente. Adesso, purtroppo, mi rendo conto che, come temevo, è diventato solo un dibattito politico, un battibecco tra sinistra-centro-destra. I bambini non vengono più nemmeno menzionati, sembra che nessuno si preoccupi più di loro e di quello che hanno sofferto e che stanno ancora soffrendo.
Chiedo pubblicamente a tutti i politici di pensare ai numerosi bambini coinvolti, di fare per una volta un piccolo esame di coscienza e di smetterla di insultarsi, di avere un po’ di rispetto per le persone che li hanno votati e di collaborare gli uni con gli altri per il bene dei nostri figli, perché abbiano un futuro migliore. Ogni giorno che passa sono sempre più convinta che per sconfiggere la pedofilia bisogna essere uniti e non avere paura di parlarne. E soprattutto bisogna prevenirla."

Lettera di un genitore di un bambino della scuola materna di Brescia - 27 settembre 2003

ARRESTATO PREDATORE 67ENNE

Dal web, pubblicato il 9 settembre 2007 11:58   0 Commenti

“È stato arrestato per violenza sessuale un pensionato di 67 anni della città di XX, Y.Y. Un uomo che mentendo sulla sua identità e spacciandosi per un aitante ventenne ha costretto una ragazzina a rapporti sessuali via Chat.
Secondo quanto ipotizzato dal gip del tribunale di XX, il dr. XX XXX, che ha accolto la richiesta del pm YY YY e ha posto l’uomo agli arresti domiciliari, il pensionato si sarebbe reso responsabile di pornografia minorile, per aver fatto realizzare video pornografici dopo aver ingannato la ragazza sulla sua identità, e di violenza sessuale per averla indotta a commettere atti di autoerotismo. Le indagini sono state svolte dalla squadra mobile e dalla polizia postale. Tutto è partito da una denuncia dei genitori della ragazzina.
"Una denuncia generica – dice XX XX della Pospostale – in cui genitori raccontavano che l’adolescente era pericolosamente attratta da Internet, che trascorreva ore al computer e cominciava ad andare male a scuola e a isolarsi". Deborah, così il pm chiama la quattordicenne, ha conosciuto Alessio (nick-name dell’adescatore), in Chat lo scorso settembre. Da allora ha passato ore, notti sempre al computer. Si sono frequentati per due mesi. Lui le ha inviato una foto. Non la sua, ma quella di un bel ragazzo moro, foto che da sei anni gira in Internet: un bellissimo e perfetto sconosciuto, di cui la quattordicenne si è perdutamente innamorata.
"Internet è un mezzo tanto potente quanto pericoloso – avverte il pm XX ZZ – Questa ragazzina ha creduto cose non vere, è stata tratta in inganno. Spesso gli adolescenti sono smaliziati in fatto di sesso, ma sono ragazzini e perciò ingenui, persone facili da raggirare. Noi adulti, come genitori e come istituzioni, dobbiamo stare in allerta". Dopo i primi due mesi, il rapporto tra Deborah e Alessio è diventato più intimo, si sono appartati in una camera segreta della Chat e lui ha cominciato a chiederle qualcosa di più: foto, filmati, atti di autoerotismo. Lei innamorata e credendo di parlare con un ragazzo poco più grande, gli ha mandato le prime foto e i primi filmati con il cellulare, poi a Natale si è fatta regalare dai genitori una webcam e a gennaio per il suo compleanno gli ha inviato il primo video in diretta. Un regalo, pensava, per i 22 anni del suo ragazzo virtuale. L’uomo invece di anni ne compiva 67. sono passati sei mesi, in cui Alessio chiedeva sempre di più alla ragazzina, mentre lui trovava sempre delle scuse, tipo. "Io la webcam non la posso comprare perché i miei genitori sono cattivi e non mi danno i soldi", oppure "vorrei tanto venirti a trovare ma ho fatto un incidente in moto e sono fermo a letto". Bugie su bugie, tranne una piccola verità. "Il ragazzo spesso parlava di un vecchio zio malato - dice il capo della mobile XX XX che ha condotto le indagini – cioè parlava di sé stesso per vedere forse come reagiva la ragazzina". Quando la polizia è entrata nella Chat e ha capito cosa stava succedendo ha chiamato la ragazzina in questura. "Deborah non voleva accettare la verità - dice MM ZZ - dirigente della sezione contro i reati sessuali della Mobile di XX – Quando le abbiamo detto chi era veramente Alessio è rimasta shoccata e per ore non è riuscita a parlare, ma comunicava con noi solo attraverso fogliettini scritti a mano, riproducendo il meccanismo di comunicazione della Chat". La ragazzina ora è seguita da uno psicologo. Il violentatore, sposato, ma senza figli, operaio in pensione, invece, è finito agli arresti domiciliari, con il divieto di usare telefono e pc.
"In casa – dice il pm – abbiamo trovato 300 dvd e un centinaio di videocassette con materiale pedopornografico, terribile, spaventoso". Le indagini continuano. Gli investigatori vogliono capire se l’uomo ha fatto girare i filmati della ragazzina in Internet e se ha adescato altre minorenni.”

(Fonte: Repubblica)

TESTIMONIANZE: PEDOFILIA

Dal web, pubblicato il 9 settembre 2007 10:40   0 Commenti

La mia storia inizia nel '73-74, avevo 4/5 anni, ma ciò che conta è che ero talmente piccolo che non riesco nemmeno a ricordare quando iniziò. Mia madre ed io venivamo accompagnati da papà a casa dei nonni dove viveva pure lo zio, semi nulla facente di circa 35 anni, io venivo accompagnato nella camera della nonna per il sonnellino pomeridiano, ma poi di fatto finivo nel lettone dello zio. I ricordi più limpidi sono di quando mi toglieva i vestiti e di come mi toccava e baciava il corpo, poi ricordo mi chiedeva di ricambiare il gioco come aveva fatto lui a me. Questo con il tempo diventò una prassi che prese il nome di “quanti ne vuoi di questi” che erano una serie di tocchi, carezze e baci, nei diversi punti del corpo che a turno venivano richiesti nel numero e nel dove essere praticati.
Questo per 7/8 anni è stato il trascorrere di molti dei pomeriggi della mia infanzia, con l’introduzione di altri ragazzi o adulti a seconda delle situazioni che lo zio poteva creare. Ricordo chiaramente quando mi invitava a portare i miei amici di scuola a casa sua, quando fui più grandicello, ma io li portati una sola volta, quando lui non c’era per far vedere i giornali pornografici che teneva sull’armadio. Quando penso che per molti degli amici, con cui mi sono confrontato, le prime esperienze sessuali sono iniziate dai 12 anni in poi, anche le semplici masturbazioni; io ricordo come prematuramente, ebbi a sette anni la prima eiaculazione.
Per gli inquirenti ero indispensabile per sviscerare tutti i particolari, al secondo incontro dove vennero pure le mie cugine, ci fu chiesto perché avessimo aspettato tanto a denunciare lo zio e se per caso lo volessimo incastrare. Io risposi che il motivo era perché senza la mia denuncia nessuno aveva il coraggio di muovere un dito contro lo zio ed io ero l’unico che poteva cercare di salvare quel ragazzo che sapevo bene cosa subiva. Per primo il padre del ragazzino finiva nel letto dello zio, io lo conoscevo bene XX, era uno dei compagni di giochi dello zio e a volte lo faceva partecipare quando c’ero anch’io. Lo stesso padre di XX litigò con lo zio, riferirono le mie cugine che sentirono egli gridare “hai rovinato mio figlio e ora vuoi rovinare pure mio nipote”. Peccato che poi il nonno del ragazzino ha negato tutto davanti agli inquirenti. Comunque alla fine è stato tutto invano, visto che il magistrato non ha potuto intervenire perchè il ragazzo aveva più di 12 anni e comunque i genitori del ragazzo erano d’accordo che il ragazzo frequentasse la “casa degli orrori”, come la definivamo noi, quindi è il caso di dire “oltre il danno la beffa”.
Per me oggi che sono uno stimato professionista e un esponente della politica locale, posso affermare con orgoglio che nonostante tutto si può e si deve andare avanti.
Dopo aver subito un vero e proprio imprinting che ancora oggi fa parte integrante delle mie relazioni di amicizia e di socializzazione, io stesso affermo di non aver subito una violenza vera e propria, ma un grande abuso; mi sono stati sostituiti i riferimenti maschile e femminile, sono stato completamente sedotto dallo zio e ciò che è peggio, mi ha demolito le figure di mamma e papà: praticamente me li ha sostituiti con i sui riferimenti psicotici.
Lui era il fratello di mia madre quindi sapeva bene come fare per screditarla ai miei occhi, poi non so quante altre stronzate mi abbia inculcato in testa, so solo che il fatto che poi sono diventato un ragazzo multiproblematico lo devo anche grazie a lui.
Certo sono stato molto sfortunato, mio padre morì che avevo dodici anni e mia madre era già invalida dalla mia nascita; poi scoprii che lo zio voleva addirittura la mia patria potestà, ma il disegno lo fece fallire l’altro zio fratello maggiore (zio normale papà delle mie cugine).
Dai tredici anni ai diciassette ho vissuto nei bar nei peggiori locali a bere e a fumare, grazie a Dio ho schivato la droga pesante, per puro caso, poi ho trovato un percorso diciamo normale.

"UN'OTTIMA MADRE"

Pubblicato da Oreius, il 8 settembre 2007 0:55   0 Commenti

Judith LeekinLa donna della foto qui accanto si chiama Judith Leekin, di Port St. Lucie (Stati Uniti). Ha 62 anni ed è madre adottiva di 11 bambini, alcuni dei quali affetti da gravi disabilità fisiche e psichiche.

Un'"ottima madre", la descrive il suo avvocato; una donna che ha saputo instaurare tra lei e i bambini adottati "un legame affettivo".

Ho detto avvocato? In effetti, la donna è in carcere per aver tenuto segregati in casa gli 11 bambini e per averli seviziati per anni.

Viveva di rendita grazie ai sussidi governativi dati per il mantenimento dei "suoi" bambini. Tra il 1988 e il 1996, infatti, Leekin ha adottato solo bambini con necessità particolari - in pratica quelli che potevano portare nelle sue tasche i maggiori sussidi: fino a 55 dollari al giorno. Soldi che lei usava per sè e grazie ai quali aveva potuto permettersi due case e numerose auto.

I bambini (che oggi hanno un'età che spazia dai 15 ai 27 anni) venivano invece nutriti in maniera insufficiente e non sono mai andati a scuola. Su di loro sono state trovate bruciature e cicatrici. La notte venivano ammanettati, legati e spesso imbavagliati per evitare che urlassero. Alcuni di essi subivano abusi sessuali.

La donna aveva addirittura predisposto un sofisticato sistema di videosorveglianza per tenere lontani eventuali visitatori inopportuni, e predisposto alcune stanze blindate per nascondervi i bambini.

Gli abusi sono andati avanti per molti anni, finché Leekin ha abbandonato una bambina. Un'indagine ha portato alla perquisizione della casa dove la donna teneva i bambini. Mancavano all'appello altri due figli adottivi, uno dei quali abbandonato, e uno probabilmente morto.

A sentire l'avvocato della Leekin, si sta cercando di gettar fango su una persona innocente: "Lei amava quei bambini, si curava teneramente di quei bambini. Erano il tipo di bambini che nessuno vuole... Il sistema non li voleva, e lei si è presa cura di loro".

Come spiegare allora il fatto che i ragazzi (in particolar modo il più grande) sono terrorizzati dall'idea che la donna possa essere scarcerata, e che hanno dichiarato di non essere mai scappati per paura che lei tagliasse loro la testa?

I vicini di casa ovviamente non hanno mai visto né sentito nulla: "la vedevi e pensavi che potesse essere tua nonna... una persona dolcissima... impossibile pensare a lei come ad un mostro... mai un gesto o una parola di troppo, molto gentile e controllata, una gran bella persona".

TESTIMONIANZE: PEDOFILIA

Dal web, pubblicato il 7 settembre 2007 16:48   0 Commenti

Non è facile ricordare gli anni della mia adolescenza. È più facile rimuovere, negare, dissociarsi e fare finta che non sia successo o convincersi che era giusto.
La mia storia inizia all'età di 12 anni, quando decisi di entrare in seminario, e fu proprio in seminario che conobbi don Bruno, un diacono che da lì a pochi mesi sarebbe diventato sacerdote. Aveva poco più di 25 anni ed era una persona dolce, buona, affettuosa, generosa, spirituale. Io mi affezionai subito a lui che mi riempiva di complimenti, di regali e di attenzioni. Ogni giorno aveva per me una parola dolce e ogni sera veniva accanto al letto per dirmi che mi voleva bene..
Era un pomeriggio di dicembre. Fuori pioveva, e quel giorno m'invitò in camera sua per riposare un po’ insieme. Nulla di strano, perché l'aveva fatto altre volte, e avevo visto anche altri miei compagni frequentare la sua stanza. M'insospettii un po’ quando aprendo la porta trovai la camera totalmente al buio. M'invitò a sdraiarmi vicino a lui. Iniziò a stringermi, a dirmi che mi voleva bene, che ero un ragazzo speciale. Poi mi baciò sulla guancia e poi sulle labbra.. Nessuno mi aveva mai baciato così. Era tutto così strano ed ero teso perché non capivo cosa mi stesse succedendo. Lui continuava a ripetermi che mi voleva bene. Poi, con una mano mi tirò giù i pantaloni della tuta, iniziando a masturbarmi. Era eccitato e velocemente con la mano libera sbottonò anche i suoi pantaloni, afferrò la mia mano ed iniziò a masturbarsi. Mi chiese com'era. Io non capii il senso della sua domanda, e allora mi richiese se era grande. Gli risposi di sì, e allora continuò a masturbarsi con la mia mano.. Ricordo che scappò in bagno lasciandomi disteso sul letto. Mi aveva sporcato. Non sapendo che fare mi rivestii in fretta. Tornato dal bagno mi strinse a sé dicendomi che la nostra era un'amicizia speciale, unica, che gli altri ne sarebbero stati invidiosi. E per questo non dovevo dire a nessuno quello che facevamo, neanche al padre spirituale. Mi dovevo fidare di lui perché lui mi voleva bene.
A quel pomeriggio ne seguirono tanti altri, per quattro anni. In seminario, a casa sua, in canonica. Mi masturbava e si faceva masturbare. Mi diceva che mi amava, e solo una volta cercò di avere un rapporto anale, ma lo pregai di non farlo perché avevo paura di farmi male. Non lo fece, dicendomi che non mi avrebbe mai fatto del male.
All'età di 16 anni i nostri incontri si fecero meno frequenti. Lui fu trasferito in una parrocchia lontana dal seminario in cui stavo. E poi c'erano gli impegni della comunità, la scuola e, come venni a scoprire dopo la mia denuncia, c'erano anche altri ragazzi di cui abusava.
In quegli anni sono cresciuto pensando che quello che era successo era stato giusto, che era stato Dio a volerlo, perché don Bruno era un uomo di Dio. Avevo un grande senso di colpa, di pesantezza, di confusione, di sporco. Due volte in quegli anni tentai di farla finita, senza mai parlare con nessuno di tutto quello che era successo. Fino a che all'età di 18 anni, un compagno seminarista più grande riuscì a fare venire fuori tutto quello che in quegli anni avevo tenuto nascosto. Fu un inferno perché iniziai a rivivere tutto. Ne parlai anche con il vice rettore e con il rettore. Avevo paura che altri bambini potessero subire quella che io avevo fino allora creduto un'amicizia particolare mentre era stato un abuso! Tutti mi assicurarono di stare tranquillo e che avrebbero subito informato il vescovo. Io dovevo pensare solo allo studio e a stare sereno per curare la mia colite nervosa. Qualche mese dopo lasciai il seminario. Era il giugno del 2000. E il prete continuava a fare il prete, ma soprattutto continuava a stare in mezzo a tanti bambini. Perciò, a novembre di quell'anno mi feci forza e decisi di parlare con il vescovo. Il vescovo mi disse che non era stato informato di nulla e mi assicurò che avrebbe preso dei provvedimenti. Infatti, il giorno dopo, don Bruno precipitò a casa mia rimproverandomi aspramente perché gli avevo fatto perdere la fiducia del vescovo.
Per tutti quella vicenda doveva finire lì. Qualche settimana dopo decisi di parlarne anche al mio parroco, sperando che lui potesse fare qualcosa per allontanare il sacerdote dai bambini. Anche lui, dopo qualche giorno, mi disse di starmene tranquillo perché ormai tutto riguardava il passato. Fu così che decisi di raccontare tutto ai miei genitori, ed insieme ci mettemmo in contatto con un avvocato. Da qui la denuncia, le indagini del sostituto procuratore, la scoperta di altre 6 vittime e dopo 3 anni, il patteggiamento del prete che oggi continua a fare il prete e a stare in mezzo ai bambini.
La vicenda si conclude così, con il silenzio della chiesa e della comunità.
Questa, molto in breve, è la mia storia. Ma credetemi, è la storia di molti altri ragazzi.
Quello che mi lascia perplesso dopo tutto quello che ho dovuto affrontare per portare avanti la verità, è l'indifferenza e il silenzio dell'opinione pubblica su queste vicende. Tutto tace! Nessuno si ribella! Certo, non voglio mica che si gridi allo scandalo com'è successo negli Stati Uniti. Ma questo non è uno scandalo?!
Facendo un giro su Internet ho trovato tanti altri casi di preti e suore accusati di pedofilia. Ma a differenza dei giornali americani che hanno condotto delle vere e proprie inchieste su questi fatti, e in cui le notizie occupano le prime pagine, in Italia bisogna sfogliare molte pagine prima di leggerle in un piccolo trafiletto della cronaca locale! Forse qui in Italia ci sono fatti più importanti da riportare, e quello della pedofilia, e non solo della pedofilia dei preti, sembra un argomento poco interessante.

CHI È CAUSA DEL SUO MAL...

Pubblicato da Oreius, il 5 settembre 2007 23:01   0 Commenti

Lindsay Ashford, idolo dei pedofili, è americano ma vive in Olanda, il Paese europeo che più di ogni altro tollera la pedofilia e protegge i "diritti" dei pedofili. Si definisce "attivista" e in effetti le ha tentate proprio tutte per convincere la gente in merito alla bontà dei pedofili.

Molti pedofili sostengono da tempo che per riuscire a ottenere la "vittoria" (cambiamento delle leggi sull'età del consenso dei minori e della classificazione di pedofilia nel DSM) bisogna tenere segrete tutta una serie di questioni importanti, e parlare alla gente soltanto di amore, amore, amore!
Lui però da quell'orecchio non ci sente, e così va impavidamente in giro a diffondere il pedo-pensiero: in una intervista, ad esempio, ha sostenuto che i bambini dai 6 MESI in su sono in grado di consentire ai rapporti sessuali con gli adulti, in quanto la scienza dimostra che essi "sono in grado di provare piacere".

Un'altra delle sue trovate è stata la creazione di "Sugar and Spice", un coloratissimo sito dedicato alle bambine, il cui scopo è indottrinare queste ultime sulle meraviglie dei rapporti sessuali con gli adulti.

Ora, intendiamoci, non è la prima volta che i pedofili arrivano a tanto, ma di solito evitano di identificarsi come tali. Preferiscono adescare le loro vittime sui blog, parlare in privato in chat, costruire l'infrastruttura dell'amicizia sulla quale montare quel vergognoso castello di bugie e stratagemmi che è la pedofilia. Oppure creare siti che sembrano non avere nulla a che fare con la pedofilia - magari una community per ragazzi, un sito di educazione sessuale o simili - e attraverso questi veicolare indisturbati i loro messaggi.

Ma non Ashford; lui sente di dover portare avanti la sua missione fino in fondo. E così fa, per qualche anno.

Ora però sul suo sito appare un messaggio: "Il sito è chiuso. Sono diventato troppo noto e per questo motivo non riesco più a trovare lavoro."

Che peccato.......